Barbara Brugola

“Glowing Blue (Forest)”

Videoinstallazione presso Velan Centro d’Arte Contemporanea, Torino

Video Dia Loghi 2007

Barbara Brugola produce pochissime opere, molto curate, in cui mette in gioco completamente il suo senso dell’arte, ma ancor più, diremmo, quello della vita. I suoi video sono lenti, sospesi, onirici, sognanti anche, come se l’artista li avesse realizzati per risognare lo stesso sogno. Piccole scene statiche o appena mosse, lenti movimenti di camera, un montaggio appena accennato, quasi impercettibile: c’è un racconto, ma tutto per allusioni e elisioni. Al centro sempre una figura femminile: da un lato il suo corpo, dall’altra lo spazio. Brugola è
metafisica: da un lato c’è la nascita, nascita dell’immagine, dall’altra c’è… non tanto la morte, quanto uno stato altro, un fluttuare tra sparizione e uscita, un emergere e un venire incontro che non si realizzano mai del tutto: l’immagine resta legata allo schermo.
Emblematiche sono le figure protagoniste dei due video più noti: una sorta di neo Ofelia letteralmente rovesciata in Glowing Forest della ragazza galleggiante sull’acqua a braccia aperte (dunque alter ego femminile di un Cristo doppiamente rovesciato), che appare allora come trattenuta, non lasciata staccarsi, dalla pellicola della superficie; e la figura, quasi un fantasma, della parte destra di Zone_Lost, che cerca di uscire dalla stanza o forse di sganciarsi dal buio da cui ci viene incontro, ma ogni volta si dilegua, mentre la ragazza della parte sinistra pare essersi trasformata in ciò che guardava, l’immagine televisiva ora spenta.
A uscire, a staccarsi è invece il suono, che prende sempre più importanza nell’opera di Brugola, tanto che i suoi video assumono la sospensione di un brano musicale, dando corpo a un’atmosfera, a una sensazione, a uno stato d’animo, più che a una storia o a un’idea.
La cura dell’immagine e del suono sono compiaciute e avvolgenti per invitare a indugiare sulla loro bellezza, per controbilanciare la sospensione della loro irrealtà con una sensorialità forte, coinvolgente, da godere. Lo sguardo e l’ascolto vanno allo stesso ritmo, lo spettatore è in questo modo catturato, tirato dentro… e in questo senso anche lui non riesce a staccarsi dalla impalpabile sostanza di ciò a cui assiste.

Elio Grazioli